Il presidente Mastroianni: "I nostri vini rischiano il tracollo"

Il vino italiano rischia seriamente il tracollo, occorrono interventi urgenti da parte del Governo nazionale e dell’Unione Europea per evitare una crisi del settore senza precedenti. Ad aggravare la situazione, la possibilità ventilata dalla Francia di intervenire con fondi propri per sostenere misure di ritiro, e più specificamente di distillazione, anche per le produzioni di qualità.

È Cia-Agricoltori Italiani a lanciare l’allarme sul comparto vitivinicolo del Paese.

Mentre le cantine sono ormai piene di prodotto, infatti, alla vigilia della nuova campagna, a causa della chiusura dei canali Ho.re.ca. le vendite registrano un pesantissimo -50% rispetto agli anni precedenti.

"Indubbiamente servono finanziamenti statali, europei ma comunque gestiti da enti pubblici. Il sistema delle istruttorie gestite dalle banche non funziona - sottolinea Mirko Mastroianni, presidente di Cia Savona -. Inoltre, sarebbe quanto mai opportuno inserire la deroga sui tagli di annata portando dal 15% al 30% il rapporto almeno per il 2020 e 2021. Non farlo significherebbe svendere o svilire prodotti come quelli dell'annata 2019 che ha dato invece risultati più che soddisfacenti dal punto di vista della qualità dei vini".

Cia-Agricoltori Italiani chiede alle Regioni di fare il punto al più presto per intraprendere iniziative a difesa delle produzioni del Paese.

“I tempi non consentono di rimandare le scelte da fare, anche perché il comportamento messo in campo dalla Francia, nostro diretto competitor, potrebbe essere devastante per le nostre produzioni -  spiega il presidente di Cia-Agricoltori Italiani, Dino Scanavino -. Occorrono, quindi, accanto a risorse finanziarie nazionali anche aiuti concreti dell’Unione Europea . L’approccio della Commissione europea nei confronti del comparto vitivinicolo al momento non è all’altezza del rischio default che sta correndo il settore”.

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