Agricoltura e Florovivaismo, fondo da Cassa Depositi e Prestiti e dalla Banca Europea degli Investimenti

Servono risorse indispensabili per far ripartire le imprese agricole, in particolare quelle del florovivaismo: "Nelle serre della Piana di Albenga il calo di fatturato è tra l’80 e il 90%. Un altro problema è lo smaltimento della merce” ha ricordato il presidente regionale di CIA Liguria Aldo Alberto.

Fiori e piante in vaso, ma non solo: si calcolano danni enormi anche per il basilico ligure: andranno in fumo tra gli 8 e i 10 milioni di euro, un quarto del fatturato di un comparto che coinvolge in tutta la regione 200 produttori su 400 ettari di terreno.

“Il Belpaese non può ripartire senza i colori e i profumi dei suoi fiori. Un nuovo Rinascimento Italiano passa per il rifiorire del proprio paesaggio. Il settore florovivaistico al momento è letteralmente in ginocchio e senza azioni concrete a rischio c’è tutta la programmazione futura e migliaia di posti di lavoro” hanno affermato oggi in una nota congiunta tutti i consorzi, i mercati e i distretti florovivaistici d’Italia.

“Il florovivaismo rappresenta, infatti, il 5% della produzione agricola totale in Italia e si estende su una superficie di quasi 30mila ettari, conta 23mila aziende e 100mila addetti, di cui 14mila coltivano fiori e piante in vaso e 7mila sono vivai. Il comparto vale circa 2,5 miliardi di euro. In Europa, le aziende florovivaistiche contano un fatturato di oltre 20 miliardi di euro e l’Italia, vale il 15% della produzione comunitaria”.

“Un settore vitale dell’economia italiana che oggi subisce più di altri le tragiche ripercussioni dovute all’emergenza Covid-19, con ingenti danni economici, cali di vendite sino al 100% e uno scenario futuro preoccupante. Una fase di emergenza che ha, però, permesso per la prima volta a tutti gli operatori del settore di trovare un terreno comune di confronto e di proposta per far ripartire il comparto”.

l tutto è stato sintetizzato in una lettera indirizzata al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, alla titolare del dicastero delle politiche agricole Teresa Bellanova e ai suoi colleghi Stefano Pautanelli (Sviluppo Economico), Nunzia Catalfo (Lavoro), al presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, al presidente dell’Anci, Antonio Decaro e al presidente di Unioncamere Carlo Sangalli.

Una serie di proposte concrete per rimettere in moto l’intero comparto. Il tutto, spiegano i florovivaisti italiani, deve avvenire attraverso la convocazione di un tavolo nazionale per stilare un piano di misure straordinarie del valore di circa 800milioni di euro con l’obiettivo di preservare l’operatività della filiera Florovivaistica Nazionale.

Per sostenere il comparto con tempestività e incisività i Florovivaisti chiedono “la sospensione dei pagamenti delle rate per mutui, finanziamenti e prestiti fino al 1 giugno 2021; l’istituzione di un fondo di garanzia ad hoc per sostenere la liquidità delle imprese e l’individuazione di strumenti europei e nazionali per semplificare il Covid-19 quale causa di forza maggiore ai fini dell’esecuzione dei contratti”.

Nella lunga lettera firmata dal Consorzio Produttori Florovivaistici Campani, dal Mercato dei Fiori di Ercolano, Leverano, Taviano, Viareggio, Vittoria, Terlizzi e Sanremo-Amaie, dalle Cooperative Masaniello, Flora Pompei e il Contadino, dai distretti di Liguria, Puglia, Pistoia e Lucca, dall’Azienda Speciale Mercato dei Fiori della Toscana, dall’Associazione Florovivaisti e Fioristi Italiani, dall’Associazione Filiera Florovivaistica del Lazio, dall’Associazione Florovivaisti Italiani e dall’Associazione Nazionale Vivaisti Esportatori si sollecita anche una immediata mobilitazione di risorse finanziarie istituendo un Fondo di Sostegno dove far confluire risorse europee e nazionali.

Per i florovivaisti “un ruolo importante, nel reperimento di liquidità straordinaria per le imprese, devono svolgerlo Cassa Depositi e Prestiti e la Banca Europea degli Investimenti attraverso il suo Fondo di Investimenti; inoltre bisogna provvedere a recuperare la capacità di spesa sul Fondo di Sviluppo e Coesione e parte più importante lavorare per il recupero di fondi strutturali 2014-2020 inutilizzati e allo stesso tempo prevedendo l’anticipo dei fondi e del cofinanziamento nazionale e regionale per quelli previsti nelle misure 2021-2027. Solo così – concludono – sarà possibile dotare il comparto di nuova liquidità e far rialzare un settore praticamente in ginocchio”.

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